Fosfatidilcolina: nuove applicazioni terapeutiche
Professor Tommaso Addonisio - Medico Chirurgo Dermatologo - Presidente Società Italiana di Medicina del Benessere® (SIMBEN)
La “cellulite” – scientificamente definita come “lipodistrofia” o “panniculopatia edemato-fibro-sclerotica” – è, per alcuni distretti corporei, una condizione di sofferenza del microcircolo e del tessuto connettivo sottocutaneo. Essa si manifesta come conseguenza di vari fattori esogeni ed endogeni, tra i quali un’insufficiente attività emuntoriale, disturbi a livello circolatorio, stress psico-emotivi, problemi ormonali, vita sedentaria, intolleranze alimentari, ecc. Persino un’alimentazione inadeguata, come ad esempio nel caso di diete povere di acidi grassi polinsaturi, facilita l’insorgenza della panniculite, spesso associata a soprappeso oppure ad obesità conclamata. Inoltre, laddove vi sia contemporanea coesistenza di ipetrofia delle cellule adipose del tessuto sottocutaneo, si osserverà un aumento nel volume degli adipociti che tenderà ad aggravare le già ridotte condizioni circolatorie locali.
La cellulite è una patologia ad andamento evolutivo generalmente distinto in quattro differenti stadi, caratterizzati a livello clinico da cute “a buccia d’arancia” o, nei casi più avanzati, “a materasso” e con sintomi quali formicolio, piedi freddi, gambe pesanti fino a dolori crampiformi nei casi più gravi. Tra i tanti rimedi utilizzati è sempre più diffuso l’uso della fosfatidilcolina.
Dal 1965 la fosfatidilcolina è utilizzata per via endovenosa nel trattamento di alcune patologie del fegato: per molti anni è stata usata come farmaco per combattere le ipercolesterolemie e le iperlipidemie. Nel 1995, la dottoressa Patrizia Guedes Rittes – dermatologa brasiliana – ha introdotto nella pratica clinica l’uso della fosfaditilcolina (FdC) quale tecnica lipolitica in una patologia frequente come la “cellulite”.
Tale sostanza è un costituente delle membrane cellulari nelle quali essa svolge sia un ruolo strutturale che funzionale di cui il principale consiste nel mantenere integra la membrana cellulare. La fosfatidilcolina è una sostanza naturale, derivata dalla lecitina di soia, ad azione emulsionante. Se iniettata nel tessuto adiposo, è in grado di solubilizzare i grassi riducendo il volume degli adipociti. Spesso viene utilizzata in associazione all’acido desossicolico ed alla carnitina per ottimizzare il risultato.
La FdC viene iniettata direttamente nelle zone di accumulo adiposo tramite aghi introdotti per una profondità di circa un centimetro. La zona da trattare va circoscritta e disegnata e l’infiltrazione deve procedere in modo da diffondere la sostanza con una distribuzione omogenea. Purtroppo, l’applicazione per via iniettiva della FdC non è scevra da inconvenienti: subito dopo l’infiltrazione, la zona può diventare eritematosa nonché presentare un gonfiore dovuto alla liberazione di glicerolo.
Alcuni studi hanno riscontrato che, dopo l’infiltrazione di FdC, nel tessuto adiposo aumenta il numero di linfociti e di macrofagi; si verifica, inoltre, una reazione infiammatoria associata a necrosi e riassorbimento, atrofia e formazione di microcisti. Per lo stesso motivo, nella zona trattata si può avere dolorabilità che dura in fase acuta per qualche giorno, per poi recedere del tutto nell’arco di 7-10 giorni.
Una certa sensibilità dolorosa, soprattutto alla palpazione, può comunque persistere per tempi più lunghi. Solo occasionalmente si sono verificati nausea, diarrea e aumentata salivazione.
Si tratta, in ogni modo, di effetti collaterali che, seppur fastidiosi, sono del tutto innocui per la salute del paziente che, pertanto, può essere ampiamente rassicurato in tal senso. Si consigliano dalle 3 alle 5-6 sedute per zona di accumulo adiposo ad una distanza di 10-15 giorni l’una dall’altra. Nel corso di una seduta è possibile trattare contemporaneamente da 2 a 4 cuscinetti adiposi. Le zone elettive di applicazione della metodica sono l’addome, i fianchi, le culotte de cheval, le braccia, l’interno cosce e le ginocchia.
Per ovviare ai vari problemi che si possono incontrare usando la fosfatidilcolina per via iniettiva, attualmente sono in commercio prodotti innovativi come gel, con alta percentuale di fosfatidilcolina, ed i patch, ovvero cerotti monouso a base di fosfatidilcolina grazie ai quali i principi attivi di questa sostanza vengono rilasciati in modo costante e graduale nelle zone colpite dalla cellulite.
Il patch, in particolare, consente una penetrazione ottimale del principio attivo, per via transdermica, grazie ad una rivoluzionaria novità di tecnica cosmetologica che determina risultati davvero sorprendenti. Il patch può essere comodamente indossato dalla paziente durante la giornata e va tenuto mediamente dalle 4-6 ore (o comunque fino al suo distacco naturale) e dopo 24 ore si può applicare un altro cerotto.
Nella lotta all’odiata cellulite, dunque, le nuove tecniche terapeutiche, se utilizzate anche in sinergia con altre metodiche, rappresentano un’alternativa assai valida nel trattamento dell’adiposità localizzata e della pannicolopatia.
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